FLUXUS: quando tutto divenne arte

Negli anni ’60 sono tanti i movimenti artistici italiani e internazionali che hanno attraversato il mondo dell’arte, come l’arte Povera,  Pop, optical e decine di altri movimenti e sotto movimenti che vantano ad oggi anche discrete collocazioni sul mercato.

Tra tutti c’era un gruppo di folli artisti, giovani e rivoluzionari, amanti di Duchamp e legati da un certo approccio Dada nei confronti dell’arte e della vita, uniti intorno alla figura di John Cage, e guidati da un architetto lituano di nome George Maciunas, a cui la vita non diede la fortuna, o forse fu meglio così, di vedere gli sviluppi della sua creatura.

Nel febbraio 1963 Maciunas lancerà il grido Fluxus attraverso il manifesto, tipico strumento dell’arte d’avanguardia, in cui veniva esemplificato, attraverso le molteplici definizioni contenute in un semplice dizionario, il termine “Fluxus”. Fondamentalmente Fluxus si presenta nell’idea di chi l’ha creato, e ne ha fatto parte, come un atteggiamento artistico, più che un movimento vero e proprio, i cui denominatori comuni sono rappresentati dall‘impossibilità di essere definibile, circoscrivibile o esplicabile. Fluxus era piuttosto un atteggiamento amorfo, fluido, che mirava ad incorporare l’intera esistenza nell’arte e renderla partecipe della vita di ognuno di noi.

Come erano avanti questi Fluxus!

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“Qualunque cosa si dica di Fluxus è probabilmente vera in un modo o nell’altro o, se non è ancora vera, senza dubbio lo sarà un giorno o l’altro” scriveva nel 1978 Ken Friedman sulle pagine di “Flashart”, ed oggi, a distanza di anni, tale affermazione risulta ancora perfettamente appropriata.

“Purge the world of bourgeois sickness, ‘intellectual,’ professional & commercialized culture, PURGE the world of dead art, imitation, artificial art, abstract art, illusionistic art, mathematical art, — PURGE THE WORLD OF ‘EUROPANISM’! Promote a revolutionary flood and tide in art”.

Manifesto Fluxus

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Fluxus era uno spirito ribelle nei confronti della commercializzazione imperante del mercato dell’arte e dell’ideale borghese di opera d’arte. L’intento era quello di integrare l’espressione artistica nella vita di ogni singolo. Le sue radici risiedevano nel Dada, nel Futurismo e nel Surrealismo, dove erano state gettate le basi per un certo atteggiamento irriverente nei confronti dell’ordine precostituito, unito a quello spirito giovanile della controcultura che andava diffondendosi soprattutto negli USA negli anni ’60. Sebbene la sede iniziatica fu di base a New York, Fluxus invase l’Europa e il Giappone e vide coinvolti  artisti, designer, poeti e sopratutto musicisti, per l’influenza già citata che ebbe su questo “movimento” la figura di John Cage, per il quale tutto era musica o poteva diventarlo .

Tra il 1959 e il 1961 iniziarono a disseminarsi le prime manifestazioni Fluxus, soprattutto happening e azioni collettive che esploderanno nel 1962 (1- 23 settembre), un anno dopo il trasferimento di Maciunas a Wiesbaden, nella Germania Ovest, con il grande festival Fluxus Internationale Festspiele Neuster Musik presso la Hörsaal dello Städtisches Museum. La manifestazione già dalla sua forma in format di festival rivela quanto il lato musicale e performativo era il vero leitmotiv del gruppo Fluxus. I Fluxfest vennero portati in tutta l’Europa Occidentale e presentarono lavori di Joseph Beuys, Wolf Vostell, Alison Knowles, Dick Higgins, George Brecht, Charlotte Moorman, Nam June Paik e anche della quota italiana di Fluxus costituita da Giuseppe Chiari e Sylvano Bussotti.

Gli Happening, inventati da Allan Kaprow, erano basati su delle istruzioni scritte, e prevedevano azioni da parte degli artisti e del pubblico che vi partecipava. Celebri gli happening della Knowles in cui si preparava l’insalata (Make a Salad, 1962) o Danger Music 2, eseguita proprio a Wiesbaden, in cui l’artista rasava davanti al pubblico i capelli di Dick Higgins, suo compagno, dove l’attenzione era proprio posta sul rumore provocato dall’azione.

Fluxus era anche, anzi sopratutto, atteggiamento corporativo e collettivo. Come sopravvivevano i Fluxus se rifiutavano la mercificazione dell’arte? Mediante le pubblicazioni e i Fluxkits, produzioni multiple che venivano commercializzate sotto il nome collettivo di Fluxus. Economicità e produzione in serie le due parole chiave. Fluxus volle dire quindi anche fuoriuscita dai luoghi usuali dell’arte e dal sistema arte complessivamente inteso.

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Fluxus era fuori e occorre dire che purtroppo, “fuori” ci è rimasto.

Ma chi erano i Fluxus?

Fluxus fu La Monte Young, ampiamente riconosciuto come il creatore del minimalismo musicale. Le sue composizioni erano caratterizzate da strutture ridotte e lunghezze eccezionali.

Fluxus fu Yoko Ono, la più nota del gruppo per via della relazione con John Lennon. Nel 1960 l’artista tenne nel suo studio al centro di New York, Chambers Street, con la collaborazione di La Monte Young, una serie di eventi di artisti, ballerini, musicisti e compositori. Lo studio di Ono sarebbe diventato un centro di lavoro nuovo, innovativo e sperimentale. Nel 1964 Ono debuttò con una delle sue performance di maggior successo, Cut Piece: seduta sul pavimento con un paio di forbici davanti a lei, istruì il pubblico a prenderle a turno per tagliare un pezzo del suo abbigliamento. Come scrisse nel 1966 : “People went on cutting the parts they do not like of me finally there was only the stone remained of me that was in me but they were still not satisfied and wanted to know what it’s like in the stone”. Le persone le avevano tolto tutto, ma non si accontentavano. Alla Galleria Morra di Napoli nel 1974 in Rhythm 0 Marina Abramović replicò, praticamente, lo stesso lavoro di Yoko Ono, con gli stessi esiti al limite dell’aggressione personale.

Fluxus fu Nam June Paik, di origini coreane, considerato il  progenitore della video arte, tra i primi artisti a fare arte con televisori e videocamere. Queste tecnologie divennero il nucleo delle sue sculture, installazioni e performance, che spaziavano da un atteggiamento austero e meditativo, a esplosioni cacofoniche e  assalti di immagini. Nelle sue performance, Paik immergeva il pubblico in esperienze visive e auditive.moorman

Fluxus fu  la violoncellista Charlotte Moorman che ha collaborato con Paik in una serie di spettacoli musicali, tra cui quello in cui l’artista suonava il TV Cello (1971). Paik aveva posizionato le corde dello strumento su una pila di tre televisori in cui le diverse forme e dimensioni rispecchiavano le forme dello strumento reale.

Fluxus fu Alison Knowles, lei che con il compagno Dick Higgins e John Cage si aggirava nei boschi di New York alla ricerca di funghi. Ebbene si, questi artisti oltre a fare gli artisti avevano una spiccata passione per i funghi, materia con la quale, tra l’altro, Cage si presentò al Lascia o Raddoppia di Mike Buongiorno nel 1959, vincendo l’intero montepremi di 5 milioni di lire.

Fluxus furono tanti e forse più di ciò che furono loro è interessante sapere ciò che di Fluxus loro pensavano.

Alla fine di tutto chi legge forse si domanderà perché Fluxus “fu” e non “è”?

Fluxus “fu” perché il suo fondatore morì di cancro nel 1978 all’età di 46 anni. Perché tante e troppe erano le differenze di quel gruppo folle ed eterogeneo che si era radunato intorno a lui. Fluxus fu una bella utopia, a cui chi scrive ha creduto davvero. Un’utopia che ribaltavascardinava e attaccava l’arte per come era intesa, in un atteggiamento eternamente giovanile di guardare alla vita. Ma purtroppo nella vita la giovinezza non è eterna, e si devono fare i conti con il vivere giorno per giorno. Tanti gli ex artisti indigenti, perché caro lettore si scoprirà che, sebbene ogni artista odi l’aspetto mercantile del mondo dell’arte, purtroppo arte è produzione e occorrono dei soldi per farlo. Ma come prima detto, come si fa a vendere un’azione e, sopratutto, che valore essa incarna per il mercato? Ad oggi poco. Il movimento che voleva “rimaner fuori” in alcuni casi ci è rimasto davvero, con tutte le conseguenze del caso. Eppure ancora tanti sono i seguaci di quell’esprit libre che, forse meglio di chiunque altro, questo movimento ha incarnato. Ma in fondo erano gli anni della guerra del Vietnam, del maccartismo, dei figli dei fiori e della cultura hippy.

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La sera dell’8 dicembre 1980 John Lennon fu assassinato, segnando forse la conclusione di un’epoca. A noi non rimane che continuare a sperare che la lezione “libera” dei Fluxus invada nuovamente la nostra era conformista.

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Credits:
Img. di copertina: Fotografia di  George Maciunas della performance Takeshia Kosugi Anima I & Ben Vautier, Attaché de Ben & George Maciunas, Solo for Violin del 23 maggio 1964 realizzata da Ben Vautier ed Alison Knowles durante il “Fluxus Street Theatre” parte del “Fluxus Festival at Fauxhall” di New York.
Fig. 1: Dick Higgins, Danger Music No.2, 1962. Performance at Fluxus Internationale Festspiele Neuester Musik, Wiesbaden 1962. Photograph by Hartmut Rekort.
Fig. 2: George Maciunas, Manifesto Fluxus, Festum Fluxorum Fluxus, Düsseldorf, febbraio 1963.
Fig. 3: Fluxus Collective Editions, 1963 – 1965.
Fig. 4: Charlotte Moorman e Nam June PaikTv cello, 1971.
Fig. 5: John Lennon e Yoko Ono nel 1970 davanti alla Genocide flag di George Maciunas del 1966.  
Fig. 6: Ben Vautier davanti alla foto di John Cage, 2013,  Fondation du doute, Blois – Francia. Fotografia di Fabio Mantegna.